Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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L’atmosfera romana del dramma di Tosca

“In questa Tosca vedo l’opera che ci vuole per me”

Già nel 1889, quando ancora era impegnato con l'Edgar, Puccini manifestò a Ricordi l'intento di voler comporre sul dramma Floria Tosca di Victorien Sardou datato 1887: mentre Ricordi definiva gli accordi con lo scrittore francese, Puccini cercava di entrare in contatto con il personaggio assistendo alle recite italiane della pièce interpretata da Sarah Bernhardt. Floria Tosca non riuscì, al tempo, ad abolire le più profonde incertezze di Puccini che decise di abbandonare l'impresa per dedicarsi alla Manon Lescaut. Ricordi, dopo questo dietrofront si trovò spiazzato e fu costretto ad affidare il dramma alla musica di Franchetti e ai versi di Illica. Il poco entusiasmo dimostrato da Franchetti e i commenti positivi di Verdi sulla trama del dramma, spinsero Ricordi, Illica e anche Fontana, che nutriva la speranza di tornare nuovamente al fianco del musicista toscano, a far rinunciare Franchetti in favore di Puccini: erano convinti che ci fosse bisogno di un grande compositore per dare vita a una Tosca che prendesse il cuore del pubblico e la portasse al successo che Verdi aveva preannunciato soltanto valutando il lavoro del librettista.
Così fu: la Tosca venne alla luce su libretto affidato a Illica e Giacosa e su musica di Giacomo Puccini.
Nonostante la tendenza del momento fosse quella dei melodrammi di taglio verista, la Tosca non aveva i presupposti per esserlo: i suoi protagonisti non appartengono né ai bassi ceti sociali né alla borghesia; la catastrofe non è riconducibile alla condizione sociale dei personaggi ma alla loro natura e alla loro ideologia.
Il libretto fu terminato nel 1896 ma Puccini, colto forse da un attimo di rilassamento per il successo delle sue opere cominciavano in giro per il mondo, riprese a lavorare su Tosca alla fine del 1897.
L'obiettivo era riprodurre realisticamente l'atmosfera romana in cui era ambientato il dramma, per assicurare la totale autenticità della rappresentazione, era noto come Puccini avesse un'attenzione maniacale per ogni dettaglio. Per far questo scrisse al frate domenicano Pietro Panichelli affinché gli facesse avere l'esatta intonazione della campana grande di San Pietro e la melodia esatta del Te Deum usato nella liturgia. Recuperò tavole dipinte nelle quali si raffiguravano i costumi dei partecipanti alle cerimonie solenni, nonché la pianta con l'ordine di sfilata in processione. In questo complesso lavoro di studio Puccini più volte ricercò la solitudine. La Tosca fu composta in alcune delle sue parti, nella Villa del Marchese Mansi a Monsagrati, un piccolo paesino sulle colline alle porte di Lucca.
La preparazione della prima romana fu esemplare: Tito Ricordi, figlio dell'editore Giulio, aveva il compito di curare la messa in scena, Alfred Hohenstein la scenografia. Il 14 gennaio 1900 Leopoldo Mugnone diresse Tosca, opera in tre atti di Giacomo Puccini al Teatro Costanzi di Roma.
In platea sedettero la Regina Margherita, alcuni ministri tra cui Pelloux ma anche musicisti amici e rivali quali Mascagni, Franchetti, Sgambati e i migliori critici. Il consenso della critica non fu unanime ma Tosca ebbe ben 20 repliche che determinarono il tutto esaurito al Costanzi. Da Roma a Buenos Aires (Teatro Colon), a Londra (Covent Garden), oggi la Tosca è una delle opere più presenti nell'immaginario collettivo.