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Un italiano presenta la Girl a New York

Nel 1908 Puccini cominciò a maturare profonda convinzione nel personaggio tratto dal lavoro di David Belasco, "The Girl of the Golden West": aveva impiegato quattro anni a definire il nuovo soggetto da musicare. La profonda incertezza che portò alla scelta della Fanciulla è, senza dubbio, sintomatica della crisi che stava attraversando Puccini, forse caricato di troppe responsabilità. L'esordio delle opere all'estero lo chiamavano a una maggiore attenzione nei confronti dei canoni musicali europei, doveva cogliere i gusti del pubblico internazionale; il riconoscimento a primo operista del tempo lo spingeva alla ricerca e allo studio di testi e personaggi che avessero lasciato un segno nel teatro di prosa o nella letteratura.
Le vicende della vita privata non lo lasciavano tranquillo e senza dubbio provocarono ritardi nel lavoro: nel 1905 scomparve Giuseppe Giacosa e con esso venne a mancare quel fondamentale elemento della "squadra" dalla quale prendevano forma tutte le opere; il 1907 segnò la rottura del rapporto con Illica dopo una lite dovuta a una diversità di vedute sul soggetto da trattare; nel 1909 il suicidio della domestica, Doria Manfredi, porterà nuove crisi con la moglie Elvira, che aveva accusato la ragazza di avere una relazione col marito.
Il libretto di Fanciulla fu affidato a Carlo Zangarini ma Puccini non fu soddisfatto. Tito Ricordi lo mise in contatto con il poeta toscano Guelfo Civinini. L'orchestrazione fu ultimata il 6 agosto 1910. Il 6 dicembre 1910 debuttò al Metropolitan di New York la Fanciulla del West di Giacomo Puccini. Disporre di un tale palcoscenico, nel momento in cui New York stava acquisendo un'importanza fondamentale nello scenario dell'opera mondiale, voleva dire mettere a tacere la critica italiana una volta per tutte e sfuggire alle insidie di Sonzogno. Ricordi aveva centrato la sua missione.
Il cast della prima americana non poteva passare inosservato: Emmy Destinn, Enrico Caruso, Pasquale Amato, direzione dell'ormai celebre Arturo Toscanini. Quarantatre chiamate al proscenio per l'autore e per gli interpreti dichiararono la calorosa accoglienza che il pubblico riservò al grande Puccini. La critica fu più cauta anche se non poté non sottolineare la rivoluzione che Puccini aveva introdotto nei parametri dell'opera italiana.
La Fanciulla girò l'America. La prima italiana del Costanzi di Roma evidenziò come il clima nei confronti di Puccini non fosse più quello che la Scala aveva riservato a Butterfly. "Mai come in quest'opera il Puccini mostrò un più sicuro dominio del suo ingegno e della sua arte", scrisse Giovanni Pozza sul Corriere della Sera.
La Fanciulla è la porta attraverso la quale Puccini entra nel nuovo secolo ed è il primo passo verso un rinnovamento del linguaggio musicale: "In superficie rimase la fiducia che un rapporto convenzionale fra testo e musica fosse ancora possibile mentre, di fatto, lo scollamento fra la vicenda agita sulla scena e la sua veste musicale è il tratto più moderno della partitura"1: questo creava una certa sintonia tra l'opera di Puccini e l'arte cinematografica che stava muovendo i suoi primi passi. Puccini condivide col Western il meccanismo dei contrasti, della morale, l'ambiente del gold rush, il lieto fine (vera e propria novità nei lavori pucciniani), il romanticismo che si fonde con il realismo. Nonostante questa grande carica di innovazione e modernità della Fanciulla, il cui valore di transizione da un genere all'altro non fu colto a pieno nemmeno dai migliori critici del tempo, e nonostante l'entusiasmo dimostrato dal pubblico nelle varie rappresentazioni in giro per il mondo, la Fanciulla del West non si trasformerà in un successo duraturo come accadde per le altri grandi opere del Puccini di fine secolo.

1 Tratto da "Giacomo Puccini. L'arte internazionale di un musicista italiano", ed. Marsilio (1995), pag.285