Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Uno stile che si presta all’operetta

“Torna al nido la rondine e cinguetta”

Il Puccini post Fanciulla si dimostrò più riflessivo e meno ossessionato dalla ricerca di nuovi personaggi: rifiutò senza alcun rammarico il dramma fantastico di Gerhart Hauptmann "Hanneles Himmelfahrt" che gli fu sottoposto dal conte Riccardo Shnabl Rossi; si disinteressò anche del personaggio tratto da "Two Little Wooden Shoes" ("Due Zoccoletti") di Louise de la Ramée che venne messo in musica da Mascagni nel 1917 (Lodoletta); non si dimostrò profondamente appagato nemmeno dall'idea di musicare "Anima Allegra" dei fratelli Quintero anche se tale lavoro destò maggiore interesse rispetto agli altri.
Riprese la sua vecchia idea di realizzare uno spettacolo composto da tre atti unici (il futuro Trittico).
Il giugno 1912 vede la morte di Giulio Ricordi, editore e amico sincero di Giacomo Puccini: gli successe il figlio Tito con il quale Puccini non riuscì a instaurare un ottimo rapporto, nonostante le occasioni che i due avevano già avuto di lavorare insieme.
In quel periodo Puccini ebbe una proposta per la composizione di un'operetta da Otto Eibenshutz e Heinrich Berté, direttori del Karl-theatre di Vienna. Nonostante il genere non rispondesse allo stile pucciniano tradizionale, decise di accettare: Alfred Willner e Heinz Reichert fornirono l'idea per il soggetto e si occuparono della traduzione in tedesco. Il librettista deputato da Puccini a tradurre l'idea musicale in scena e poesia fu Giuseppe Adami, che gli fu introdotto da Giulio Ricordi poco prima della sua morte: sarà La Rondine.
La condizione contrattuale alla quale Puccini dovette sottostare, a malincuore, ossia la divisione dei diritti tra editore e teatro, fu la causa del mancato acquisto dell'opera da parte di Casa Ricordi: Tito non accettava di spartire la proprietà dell'opera con nessun altro.
Dopo un'euforia iniziale per la divagazione nel genere, Puccini non si ritenne soddisfatto e convinse gli impresari a trasformare la Rondine in un'opera vera e propria. Nel frattempo lo scoppio della prima guerra mondiale (1914). Puccini, che non ebbe mai uno spiccato senso patriottico né il piacere di schierarsi politicamente da una parte anziché dall'altra per paura di intaccare la sua carriera professionale, ritenne fosse meglio ritirare dalla piazza austriaca la sua opera. La Rondine fu terminata nella primavera del 1916 ma la prima esecuzione, prevista a Vienna, fu impedita. Per liberarsi da questo impiccio aveva bisogno di risolvere il problema della pubblicazione e della messinscena: non gli restò che accordarsi con Lorenzo Sonzogno che acquistò l'opera.
"La Rondine" ebbe il suo debutto in territorio neutro: 27 marzo 1917, Teatro dell'Opera di Montecarlo sotto la direzione di Gino Marinuzzi.
Il "Journal de Monaco" saluterà così il debutto del nuovo lavoro pucciniano: "Ce fut un gala triomphal". La prima italiana avvenne al Comunale di Bologna sotto la direzione di Panizza.
Nonostante l'entusiasmo che il pubblico dimostrò per La Rondine quest'opera non entrerà mai stabilmente nel repertorio pucciniano a causa dei pregiudizi sulla sua originale dimensione di operetta.
"Rondine non venne mai realmente compresa per quello che era: una sorta di arguta riflessione rivestita di fascino melodico sui meccanismi dell'opera sentimentale, ma al tempo stesso un'opera orchestrale di stile leggero e brillante animato dai più vari ritmi di ballo"1, alla quale Giacomo Puccini rimase affezionato per tutta la vita e nella cui validità continuò a credere anche di fronte agli insuccessi.

1 Tratto da "Giacomo Puccini. L'arte internazionale di un musicista italiano", ed. Marsilio (1995), pag..341