Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Tre gioielli, un’opera

Tito Ricordi si era amaramente pentito di non aver acquistato i diritti de La Rondine a punto tale che fece firmare una prelazione a Puccini che garantiva a Casa Ricordi i diritti delle successive opere in esclusiva.
Puccini aveva sul tavolo un soggetto su cui Adami aveva compiuto il suo lavoro d'individuazione della trama d'azione, di versificazione e definizione del contesto scenico: Il Tabarro. Puccini lo prese in considerazione proprio mentre completava La Rondine e terminò la nuova opera in un atto per la fine del 1916: stava maturando il suo progetto di realizzare un'opera frutto dell'accostamento di tre generi diversi, unificati sulla base del loro contrasto. Gli altri due soggetti da accostare a Il Tabarro furono proposti al compositore da Giovacchino Forzano, uomo molto apprezzato nell'ambiente teatrale che aveva esordito come baritono poi aveva ceduto il passo al giornalismo e infine alla librettistica. Grazie a Forzano i soggetti de IL TRITTICO vennero completati: al Tabarro si unì Suor Angelica. Quest'opera sembrava pensata per esaudire il desiderio di un atto fatto "di dolci e piccole cose e persone", così come lo stesso Puccini aveva sottolineato in una lettera a D'Annunzio. Come già per Tosca, anche per Suor Angelica Puccini si giovò dell'esperienza diretta di una delle sue sorelle, Iginia Puccini, Madre Superiora al Convento di Vicopelago (Lucca). Mentre Puccini musicava Suor Angelica (che fu terminata nel settembre 1917), Forzano sviluppò un passo dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri per creare il terzo soggetto: Gianni Schicchi. Puccini fu talmente soddisfatto dell'accostamento di personaggio e della produzione di Forzano al punto che completò la terza opera con insolita speditezza nell'aprile 1918.
Con il genere drammatico de Il Tabarro, tratto da "La Houppelande" di Didier Gold, Puccini volle dare, musicalmente, una certa violenza espressiva al soggetto, che interessasse e sorprendesse il pubblico; il genere sentimentale di Suor Angelica era sottolineato dalla musica delicata e dalla natura del dramma vissuto dalla protagonista; la comicità di Gianni Schicchi avrebbe dovuto destare, in finale, l'apprezzamento del pubblico: tre gioielli per un'opera unica che fece percorrere a Puccini sentieri innovativi e fin troppo moderni persino per lo scenario europeo.
Il Trittico esordì al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. Puccini non poté prendere parte alla prima newyorkese a causa della guerra, finita da solo un mese, pertanto curò la messa in scena per la prima italiana datata 11 gennaio 1919 al Teatro Costanzi di Roma.
In entrambe le occasioni il pubblico apprezzò moltissimo il mutato spirito pucciniano.
La critica riservò i maggiori consensi a Gianni Schicchi, mentre Il Tabarro suscitò alcune riserve e Suor Angelica fu accolta con perplessità. Ben presto i teatri cominciarono a rappresentare solo Gianni Schicchi, per quanto Puccini cercasse di impedire lo smembramento di uno spettacolo che, nonostante la mancanza di legami tematici e di genere tra i tre soggetti, doveva ritenersi unitariamente concepito. In effetti una vaga connessione esiste nella successione delle diverse atmosfere, che richiama in qualche modo l'idea originale di Puccini, suggerendo l'immagine della tripartizione dantesca nell'evoluzione dal buio del Tabarro alla luce di Gianni Schicchi in un unico elemento di coesione ideale più che materiale.