Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Il saluto ad un grande immortale

“Qui finisce l’Opera perché a questo punto il Maestro è morto” (Toscanini)

Affidò a Renato Simoni e Giuseppe Adami il compito di ridurre la "Turandotte" di Carlo Gozzi. Puccini aveva già designato colui il quale avrebbe dovuto dirigere il suo nuovo capolavoro: Toscanini.
Con Toscanini i rapporti si erano ripresi dopo un periodo di raffreddamento risalente all'epoca della composizione del Trittico: Puccini nutriva un forte sentimento di stima e rispetto per Toscanini nonostante i passati litigi, questa ritrovata serenità fu motivo di soddisfazione per il compositore lucchese.
Le circostanze che portarono Puccini ad affrontare Turandot non sono del tutto chiare anche se un suo interessamento per il soggetto è fatto risalire al 1920. Conosceva già da tempo il personaggio: "Turandot" (1762) è la quarta delle "Fiabe drammatiche" scritte dal nobile veneziano Carlo Gozzi in chiave irrealistica e bizzarra, per polemica con il realismo del teatro di Carlo Goldoni. Questi lavori avrebbero goduto di una particolare fortuna presso i romantici tedeschi, in virtù del loro elemento fantastico.
Verso la fine del 1923 Giacomo Puccini fu colto da una tosse violenta a cui non dette grande peso essendo stato un forte fumatore. Continuò il suo instancabile lavoro su Turandot, a cui mancava soltanto il finale essendo già arrivato a definire la scena della morte di Liù. Ma la salute peggiorò, sottoposto alla visita di uno specialista fiorentino, la diagnosi lapidaria fu rivelata al figlio Tonio: cancro alla gola in uno stadio ormai troppo avanzato per poter operare.
Puccini fu tenuto all'oscuro della sua triste sorte ma in cuor suo già sapeva tanto che , nel novembre 1924 suonando a Toscanini le pagine del duetto finale di Turandot, pronunciò la storica profezia: "L'opera verrà rappresentata incompleta, e poi qualcuno uscirà alla ribalta e dirà al pubblico «A questo punto il Maestro è morto»".
Il compositore venne sottoposto a una cura ai raggi x, eseguibile soltanto a Berlino e a Bruxelles così, il 4 novembre il figlio Tonio e Carlo Clausetti, succeduto alla guida di Casa Ricordi dopo le dimissioni di Tito, accompagnarono Giacomo Puccini a Bruxelles.
Il cuore non resse al tentativo di salvargli la vita: Giacomo Puccini morì, dopo una triste agonia il 29 novembre 1924. Il primo dicembre fu celebrato il funerale a Bruxelles; il 3 dicembre tutta l'Italia pianse la scomparsa del più grande compositore di tutti i tempi nelle solenni esequie che ebbero luogo nel Duomo di Milano. Fu Toscanini a dargli l'ultimo saluto dirigendo orchestra e coro della Scala nel Requiem dell'Edgar.
Turandot rimase incompiuta: Giacomo Puccini aveva portato a Bruxelles ventitrè pagine di appunti che furono utilizzati da Franco Alfano per terminare la scena finale.
Il 25 aprile 1926 il Teatro alla Scala di Milano celebrò la Turandot: Puccini non poté ricevere gli applausi della platea né leggere i riconoscimenti che la stampa riservò alla modernità armonica e timbrica dell'ultimo capolavoro pucciniano, il capolavoro della acquisita maturità.
Puccini non c'era ma Toscanini non si dimenticò di quella, allora spietata e incomprensibile, ultima richiesta del Grande Compositore. Alla morte di Liù la musica cessò e Toscanini, rivolgendosi al pubblico, salutò l'amico con le parole che lui stesso aveva indicato: "Qui finisce l'opera perché a questo punto il Maestro è morto".