Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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La Bohème

Adolf Hohenstein, Quadro II.
Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896.
La Bohème: Al Quartiere Latino.
Proprietà Archivio Ricordi Milano Bohème: Quartiere Latino - proprietà archivio Ricordi
Adolf Hohenstein, Bozzetto per il Quadro I.
Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896.
La Bohème: In soffitta.
Proprietà Archivio Ricordi Milano Bohème: In soffitta - proprietà archivio Ricordi
Adolf Hohenstein, Studi per l’attrezzeria, Quadro II.
Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896
La Bohème
Proprietà Museo Teatrale alla Scala Bohème: Studi per l’attrezzeria 1 - proprietà Museo Teatrale alla Scala
Adolf Hohenstein, Studi per l’attrezzeria, Quadro II.
Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896
La Bohème
Proprietà Museo Teatrale alla Scala Bohème: studi per l’attrezzeria 2 - proprietà Museo Teatrale alla Scala

Opera in quattro quadri
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Fonte: romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger comparso a puntate tra il 1845 ed il 1848 sulla rivista letteraria Le Corsaire

Prima: Torino, Teatro Regio, 1º febbraio 1896

Direttore Arturo Toscanini
Cesira Ferrani, soprano, nei panni di Mimì
Evan Gorga, tenore, nei panni di Rodolfo
Camilla Pasini, soprano, nei panni di Musetta
Tieste Wilmant, baritono, nei panni di Marcello
Michele Mazzara, basso, nei panni di Colline
Antonio Pini-Corsi, baritono, nei panni di Schaunard
Felice Foglia, basso, nei panni del Sergente
Alessandro Polonini, basso, nei panni di Benoit e di Alcindoro
Dante Zucchi, tenore, nei panni di Parpignol

Personaggi:

Mimì, soprano
Musetta, soprano
Rodolfo, poeta, tenore
Marcello, pittore, baritono
Schaunard, musicista, baritono
Colline, filosofo, basso
Parpignol, venditore ambulante, tenore
Benoît, padrone di casa, basso
Alcindoro, consigliere di stato, basso
il sergente dei doganieri, basso
studenti, sartine, borghesi, bottegai e bottegaie, venditori ambulanti, soldati, camerieri da caffè, ragazzi e ragazze

Bohème segna l'inizio non solo della stretta collaborazione tra Puccini, Illica e Giacosa ma anche dell'annosa polemica tra Puccini e Leoncavallo, resa pubblica da Il Secolo e il Corriere della Sera. La disputa arriverà a coinvolgere anche le rispettive case editrici e culminerà con Madama Butterfly. L'oggetto del contendere è il romanzo di Murger, che fu ridotto per le scene nel 1849 con la collaborazione di Théodore Barrière: Leoncavallo rivendicava il fatto di essere stato il primo a pensarne la messa in scena operistica, ma il lavoro di Puccini fu rappresentato con un anno di anticipo rispetto alla fatica dell'autore di Pagliacci che venne automaticamente eclissata.
Scrivere un libretto che potesse soddisfare Puccini non era impresa facile. Di questo si resero immediatamente conto sia Illica che Giacosa. In più di un'occasione furono tentati di abbandonare il lavoro. Grazie alla mediazione discreta di Giulio Ricordi, libretto e musica furono completati alla fine del 1895. Rispetto alla traccia originale di Illica, il libretto definitivo si differenziò per l'abolizione di una scena. Era prevista un'evoluzione in quattro atti e cinque scene mentre il testo definitivo dell'opera prenderà vita in quattro quadri, con la soppressione della scena di festa ambientata nella corte della casa di via Labruyère, che avrebbe dato ampio spazio a Musetta e che sarà il secondo atto dell'opera di Leoncavallo. ‘La soffitta', prima scena del primo atto nel progetto di Illica, diventa primo quadro e fa da sfondo alla presentazione dell'ambiente bohemienne parigino e dei personaggi. Un primo quadro che nel gelo dell'inverno parigino e nella miseria a cui i giovani artisti sono condannati, vede sbocciare l'amore tra Rodolfo e Mimì, un poeta dal cuore tenero e una dolcissima e fragilissima fanciulla attaccata alle piccole gioie della vita, all'odore dei fiori ed al calore del primo sole di primavera, l'ideale femminile per definizione. Il secondo quadro si svolge ‘Al quartiere latino': balli, festa, folla in tipico stile bohèmienne vedono dipingere i caratteri di Marcello e Musetta. Cinico, passionale è Marcello che deve governare la leziosità e la frivolezza di Musetta civettuola ed avvezza a fare stragi di cuori fino al punto di ridurre gli uomini schiavi ai suoi piedi e piegati ai suoi sciocchi capricci. L'arte sembra essere sconfitta dalla durezza della vita reale nel terzo quadro, ‘La barriera d'Enfer': Rodolfo soffre le pene dell'inferno non potendo garantire una vita agiata alla povera Mimì costretta alla morte dalla tisi, un triste destino che spinge i due a dirsi addio. La tragedia si consuma all'ultimo quadro quando la scena torna ad essere la soffitta degli artisti parigini: Mimì abbandona l'agio che aveva trovato accanto ad un ricco viscontino per tornare a morire tra le braccia del suo amato Rodolfo che non l'ha mai dimenticata. È qui che Puccini costruisce la morte della sua eroina che ha creato con le sembianze della Donna per eccellenza e che l'ha dotata di un triste quanto inconsapevole destino proprio per colpire i cuori e strappare le lacrime del pubblico, divertito ed affascinato dalle mille sfumature che il compositore lucchese riesce a dare ai suoi personaggi, veri e propri "testimonial" del più completo genere umano.
La prima al Regio di Torino il 1 febbraio 1896 sarà un successo solo parziale: pubblico in lacrime, critica divisa tra chi afferma che Bohème non lascerà traccia alcuna e chi, invece, sostiene di aver assistito ad un capolavoro che non avrà né spazio né tempo. Così fu: Bohème sarà il trionfo pucciniano, l'opera immortale che dal successo assoluto palermitano datato 8 aprile 1896 ancora oggi rapisce il cuore. Puccini riesce ad essere vero e ad arrivare limpido nei cuori del pubblico: niente di ostentato, estrema naturalezza nell'evolversi di un dramma e nel dipingere le difficoltà dei sentimenti dei protagonisti che stringono, tramite essi, un patto indelebile con il pubblico condividendo le stesse emozioni, gli stessi dilemmi, forse lo stesso rimpianto per una giovinezza che fiorisce, finisce e non torna più. Bohème è grande perché con essa Puccini dimostra di aver acquisito un'autonoma padronanza dell'orchestrazione: egli unisce l'orchestra alla voce che è lasciata libera al principio ed alla fine di ogni aria fino a dare l'effetto di una pacata tenerezza "recitativa", mentre le pause sono utilizzate come metro per misurare l'intensità della tristezza o, meglio, dell'incapacità di dominare il flusso della vita. In Bohème, Puccini sembra sintetizzare tutta la sua esperienza di vita: ci sono i colori cupi e le tentazioni della grande città, c'è lo spettro della miseria ed il gelo, ci sono gli amici e fedeli compagni di baldoria, c'è il bisogno dell'amore che diventa meta impossibile laddove si voglia vivere unito alla spensieratezza della gioventù, c'è la passione profonda per qualcosa di inafferrabile e la facilità della leziosità, c'è il Grande Giacomo Puccini.

TRAMA

Primo Quadro
La Soffitta.

Sullo sfondo di una Parigi nell'anno 1830 si svolge la vita di un gruppo di giovani artisti che, seppur nella miseria, vivono spensierati in una gelida soffitta: Rodolfo lo scrittore, Marcello il pittore, Schaunard il musicista e Colline il filosofo. È la vigilia di Natale. Schaunard riesce a raccattare monete, legna, sigari e vino che riescono a riscaldare un po' la gelida serata dei quattro amici sempre in bolletta ma astuti a punto tale da riuscire pure a metter di mezzo il padrone di casa, Benoit, con un vile ricatto: l'affitto del mese in cambio della salvaguardia dell'onore del vecchio e della sua quiete familiare minacciata dal suo comportamento infedele. Questa improvvisa prosperità economica spinge i giovani a raggiungere il Quartiere Latino per mangiare e festeggiare in compagnia. Rodolfo, che deve terminare l'articolo di fondo del ‘Castoro', rimane in casa. Mentre sta lì e si affanna a scrivere accorgendosi di non avere una buona ispirazione quella sera, ecco che bussa alla porta Mimì, giovane e graziosa fioraia vicina di casa, che chiede aiuto per farsi accendere il lume che si è spento. Sboccia l'amore: Mimì smarrisce le chiavi di casa e questa è l'occasione che Rodolfo ha per passare ancora qualche attimo in sua compagnia, per corteggiarla con la delicatezza che le si conviene, per parlare di sé e per conoscere la vita di quella splendida fanciulla. I due ragazzi rappresentano il fuoco dell'amore che riesce a sciogliere il gelo dell'inverno. Rodolfo la convince a unirsi a lui e agli amici che stanno festeggiando al caffè Momus al Quartiere Latino.

Secondo Quadro
Al Quartiere Latino

C'è festa e tanta folla al Quartier Latino. Tra la gente variopinta appare l'ex fiamma del pittore Marcello, Musetta, che lo aveva abbandonato per i soliti litigi e per correr dietro a nuove avventure. Adesso si fa accompagnare da Alcindoro, un ricco consigliere di stato che si lascia ammaliare dalle movenze della "diva" Musetta e che striscia ai suoi piedi sempre pronto a servirla. Così, mentre Alcindoro va a procurare un altro paio di scarpe per Musetta, Marcello, irresistibilmente riconquistato, cede al fascino della bella amata e se la porta via in braccio. Il ricco consigliere di stato riappare e, dopo esser rimasto con le scarpette in mano ma senza una damigella a cui farle calzare, subisce il danno di Musetta che gli ha lasciato il conto da pagare dell'intera brigata di amici.

Terzo Quadro
La barriera d'Enfer.

La vita in comune delle due giovani coppie si rivela impossibile. Marcello e Musetta continuano a litigare per la di lui gelosia e per l'audacia della giovane amante nei confronti degli avventori del cabaret. Tra Rodolfo e Mimì si creano incomprensioni e gelosie: Rodolfo accusa Mimì di leggerezza, ma in effetti sa che ella è gravemente malata e la vita di stenti che conduce con lui potrebbe esserle fatale, per questo cerca di allontanarla. Mimì, finora ignara del suo triste destino, scopre di dover morire così decide di tornare al suo "solitario nido" da dove uscì per il richiamo d'amore. I due amanti si dicono addio, senza rancore: i loro cammini si separeranno alla stagione dei fiori, nel mese più crudele in cui sembra di non essere soli, ad aprile.

Quarto Quadro
In Soffitta.

Mentre Rodolfo e Marcello, ancora alle prese con la vena poetica e con l'estro pittorico, pensano alle loro odiate-amate fanciulle conservando i souvenir dei loro tristi e lieti ricordi, Mimì e Musetta sono lontane. Ma Mimì non può vivere lontana da Rodolfo e torna per rivedere il suo grande amato. Torna alla soffitta dove avvenne il loro primo incontro. La poveretta è tanto malata e nella soffitta regna ancora il gelido inverno pertanto Musetta, Marcello, Schaunard e Colline, ognuno a suo modo, cercano di contribuire ad alleviare il dolore della giovane Mimì: Musetta vende i suoi orecchini per comprare un manicotto per la giovane fanciulla, Colline vende la sua vecchia zimarra. Tutti gli amici escono di scena in cerca di un aiuto ma l'aiuto più grande alla morente Mimì e al disperato Rodolfo lo danno lasciandoli soli. Primeggia sulla scena il ricordo dei bei momenti trascorsi insieme, di quella chiave smarrita poi recuperata e tenuta nascosta da Rodolfo per poter trascorrere qualche attimo in più in compagnia della splendida fanciulla...Mimì si era accorta allora del goffo tentativo di corteggiamento di Rodolfo al quale aveva ceduto così come adesso si accorge di dover cedere al suo destino e, dopo avergli rivelato che lo ama ancora, si spegne dolcemente.

Alcune arie da La Bohème

Che gelida manina.... (Rodolfo - Quadro I)
Sì, mi chiamano Mimì... (Mimì - Quadro I)
Quando me n'vo (Musetta - Quadro II)
Donde lieta uscì (Mimì - Quadro III)
Vecchia zimarra (Colline - Quadro IV)
Sono andati? Fingevo di dormire (Mimì - Quadro IV)