Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Tosca

Ericlea Darclée, prima interprete di Tosca.
Roma, Teatro Costanzi, 1900.
Tosca.
Proprietà Archivio Ricordi Milano. Tosca: Ericlea Darclée - proprietà Archivio Ricordi
Adolf Hohenstein, Tosca.
Roma, Teatro Costanzi, 1900.
Tosca.
Proprietà Museo Teatrale alla Scala. Tosca - proprietà Museo Teatrale alla Scala
Adolf Hohenstein, Cavaradossi.
Roma, Teatro Costanzi, 1900.
Tosca.
Proprietà Museo Teatrale alla Scala. Tosca: Cavaradossi - proprietà Museo Teatrale alla Scala
Adolf Hohenstein, Scarpia.
Roma, Teatro Costanzi, 1900.
Tosca.
Proprietà Museo Teatrale alla Scala. Tosca: Scarpia - proprietà Museo Teatrale alla Scala
Adolf Hohenstein, Bozzetto per l’Atto III.
Roma, Teatro Costanzi, 1900.
Tosca: piattaforma di Castel Sant’Angelo. Proprietà Archivio Ricordi Milano Tosca: piattaforma di Castel Sant’Angelo - proprietà Archivio Ricordi

Opera lirica in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Fonte: dal dramma La Tosca di Victorien Sardou (1877).
Il dramma, delineato in cinque atti, si fonda sul confronto serrato fra personaggi in cui si vanno esaltando passioni elementari. La tensione emotiva si esaspera su uno sfondo storico che rende possibili eventuali letture in chiave etico-politica.
Nel libretto di Giacosa e Illica, invece, la componente storica va affievolendosi per lasciare completo spazio al dramma sentimentale.

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900

Direttore d'orchestra Leopoldo Mugnone
Messa in scena curata da Tito Ricordi, figlio di Giulio Ricordi
Ettore Borelli, baritono nei panni del sagrestano
Haricléa Darclée, soprano nei panni di Floria Tosca
Emilio De Marchi, tenore nei panni di Mario Cavaradossi
Ruggero Galli, basso nei panni di Cesare Angelotti
Enrico Giordano, tenore nei panni dell'agente di polizia
Eugenio Giraldoni, baritono nei panni del Barone Scarpia
Giuseppe Gironi, baritono nei panni di Sciarrone
Aristide Parassani, baritono nei panni del Carceriere
Angelo Righi, il pastorello

Personaggi:
Floria Tosca, celebre cantante, soprano
Mario Cavaradossi, pittore, tenore
Barone Scarpia, capo della polizia, baritono
Cesare Angelotti, basso
il sagrestano, baritono
Spoletta, agente di polizia, tenore
Sciarrone, gendarme, baritono
un carceriere, baritono
un pastorello, soldati, sbirri, dame, nobili, borghesi, popolo

Il dramma Tosca di Victorien Sardou, rappresentato a Parigi nel 1887, interessò dapprima Alberto Franchetti. Nel 1896 Franchetti cedette il soggetto a Giacomo Puccini, che terminò il lavoro, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, nell'ottobre 1899. L'opera fu rappresentata al Costanzi di Roma il l4 gennaio 1900. Seguendo la trama di Sardou, la vicenda si lega ad avvenimenti storici. Nel 1798, dopo le vittorie di Napoleone Bonaparte nella prima campagna d'Italia, truppe francesi avevano occupato Roma, soppresso il potere temporale dei papi e proclamato la repubblica. Ma allontanatosi Napoleone per la spedizione in Egitto, l'esercito napoletano di Ferdinando IV di Borbone aveva scacciato da Roma il presidio francese, abbattuto la repubblica, processato i suoi esponenti. Tosca si rifà a questi avvenimenti. Puccini era molto più interessato al dramma dell'amore perseguitato che al grande affresco storico condito di delitti e di sangue. L'opera, che concentra tutta la sua vicenda sul triangolo d'affetti Scarpia-Tosca-Cavaradossi, resta la più drammaticamente essenziale dell'autore ed è ricca di colpi di scena e di trovate. E è proprio questo che determinò il grande successo di pubblico della prima rappresentazione e di quelle che seguirono (ben quarantatre tra teatri italiani ed esteri). La critica, invece, rimase disorientata: Puccini aveva utilizzato un verismo sfrenato e aveva attinto al grand-guignol, un genere teatrale che porta alle estreme conseguenze la formula della tranche de vie inscenando torture e delitti. Il grand-guignol era nato a Parigi l'11 novembre del 1897 con Lui! di Oscar Méténier e soltanto nel 1908, quando Tosca ormai aveva già fatto il giro dei maggiori teatri, fu importato in Italia.

TRAMA

Primo atto
Interno della Chiesa di Sant'Andrea della Valle

Cesare Angelotti, console della repubblica romana soppressa dalle truppe napoletane e fratello della marchesa Attavanti, è da poco evaso da Castel Sant'Angelo dove il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia, l'aveva imprigionato. Angelotti cerca rifiugio al di là del cancello della Cappella di famiglia all'interno della Chiesa di Sant'Andrea. Intanto il sagrestano entra nella chiesa per portare cibo e pennelli al pittore Mario Cavaradossi che sta ritraendo Maria Maddalena dandole il volto di una donna che frequenta la parrocchia, la marchesa Attavanti. All'uscita del sagrestano Angelotti esce fuori dalla cappella e incontra Mario Cavaradossi. Floria Tosca, cantante tanto famosa quanto avvenente amante del pittore, entra nella chiesa in cerca del suo amato. Al suo arrivo Angelotti conquista di nuovo il suo nascondiglio e Tosca, avendo udito delle voci ma non riuscendo a scorgere nessuno all'interno della Chiesa, si insospettisce e lascia uscire tutta la sua gelosia per Cavaradossi. Mario la tranquillizza e la saluta dandole appuntamento per la sera per poter passare la notte insieme nella villa fuori città del pittore. Tosca, alla vista del dipinto del Cavaradossi, riconosce i lineamenti della marchesa Attavanti e di nuovo si sente attanagliata dalla gelosia. Mario è costretto, quindi, a un ennesimo sforzo per rassicurare la giovane amata. Quando la cantante se ne va definitivamente, Angelotti esce dal nascondiglio e raccoglie gli abiti femminili che la sorella aveva preparato per la sua fuga. Cavaradossi, di sentimenti liberali, gli offre rifugio nella propria villa. Dall'esterno rimbomba il colpo di cannone che annuncia che la fuga è stata scoperta. I due uomini escono velocemente dalla chiesa per raggiungere la villa di Mario. L'arrivo nella Chiesa di Sant'Andrea del Barone Scarpia, in cerca del fuggitivo, coincide con il ritorno di Tosca giunta per avvertire Cavaradossi che la sera dovrà eseguire a Palazzo Farnese una cantata per festeggiare la vittoria che l'esercito austriaco ha riportato a Marengo su Napoleone. Non trovando l'amante Tosca è ripresa dalla gelosia che Scarpia non esita ad accentuare e a utilizzare a suo vantaggio. Gli indizi lasciati dai due uomini (il paniere vuoto e un ventaglio) fanno pensare a Scarpia che Cavaradossi stia coprendo la fuga di Angelotti pertanto utilizza la gelosia di Tosca per farsi condurre dall'evaso. Scarpia mostra a Tosca il ventaglio con lo stemma della marchesa Attavanti e le lascia capire che il proprio amato senza dubbio ha subìto il fascino della marchesa avendola persino ritratta nel volto della Maddalena. Tosca infuriata abbandona la chiesa per raggiungere la villa di Mario, sicura di poterlo sorprendere in compagnia della rivale. Scarpia la fa seguire di nascosto da Spoletta. Intanto i fedeli entrano nella chiesa per assistere all'esecuzione del Te Deum come ringraziamento per la vittoria. Intanto Scarpia pensa già alla sua prossima vittoria: catturare i due cospiratori e conquistare le grazie della bella Tosca.

Secondo Atto
La camera di Scarpia a Palazzo Farnese

Scarpia sta cenando a Palazzo Farnese, la residenza romana dei Borbone. Tosca sta cantando al piano inferiore in occasione della festa in corso. L'arrivo di Spoletta annuncia a Scarpia che, pur avendo perso le tracce di Angelotti, è riuscito ad arrestare Cavaradossi colpevole di comportamento sospetto. Scarpia convoca la bella Tosca in una stanza vicina affinché riesca a udire le urla dell'amato durante la tortura dell'interrogatorio. Cavaradossi resiste alle domande non avendo alcuna intenzione di tradire l'amico. Tosca, disperata per i lamenti del povero Mario, cade nella trappola del barone e rivela che l'evaso Angelotti è nascosto nel pozzo della villa. Scarpia manda un poliziotto alla ricerca dell'evaso quando sopraggiunge la notizia che Napoleone non è stato sconfitto anzi è riuscito ad avere la meglio sul generale Mélas. Mario Cavaradossi esulta per l'annuncio e tale comportamento gli assicura l'arresto da parte del Barone Scarpia. Scarpia decide di giocare la sua carta: propone a Tosca di lasciare libero Mario se lei gli si concederà e le garantisce di lasciarli liberi di fuggire da Roma. L'insistenza di Scarpia su Tosca è interrotta dall'arrivo di Spoletta che annuncia che Angelotti ha evitato l'arresto uccidendosi. Tosca decide di accettare la proposta del capo della polizia. Stringono un patto: Mario sarà fucilato con un colpo a salve e poi potrà andarsene libero con un salvacondotto che Scarpia farà predisporre. Scarpia si sente fiero per essere riuscito nel suo intento: avere l'amore di Tosca. Si avvicina alla donna e, mentre sta per abbracciarla, Tosca, che non ha altro pensiero che per l'amato Cavaradossi, gli conficca un pugnale nel petto e prende il salvacondotto che Scarpia tiene ancora stretto nella mano. Tosca fissa per l'ultima volta e con enorme disprezzo il corpo esanime dell'odiato capo della polizia e se ne va.

Terzo Atto
Bastioni di Castel Sant'Angelo

È l'alba e Mario, ormai sicuro di dover morire, scrive una lettera di addio a Tosca e ricorda commosso quanto amore quella splendida fanciulla gli avesse donato e quanti bei giorni avessero trascorso insieme. Tosca arriva trepidante e spiega tutto nei dettagli a Mario: gli racconta di aver ucciso Scarpia dopo aver organizzato con lui una fucilazione fasulla ed essersi conquistata un salvacondotto per la fuga. Tosca si raccomanda con l'amato di essere credibile nella sua caduta quando i soldati gli spareranno. Tosca assiste all'esecuzione. Quando il plotone d'esecuzione si allontana, Tosca si avvicina e scopre di essere stata ingannata: Cavaradossi è morto veramente. In quel momento si odono urla concitate di chi ha trovato il corpo esanime del Barone Scarpia e, mentre Spoletta cerca di catturare Tosca, ella si getta nel Tevere dagli spalti di Castel Sant'Angelo invocando la giustizia divina.

Alcune arie da Tosca

Recondita armonia (Mario Cavaradossi - atto I)
Tre sbirri...Una carrozza (Barone Scarpia - atto I)
Vissi d'Arte (Floria Tosca - atto II)
E lucean le stelle (Mario Cavaradossi - atto III)