Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
Sei in: Giacomo Puccini > L'uomo Puccini > Gli studi milanesi

Gli studi milanesi

“Qui fanno opere a tutto andare, ma però, me, nulla... Mi mangio le mani dalla bile!”

Giunse a Milano a 22 anni, con in tasca una borsa di studio di 100 lire il mese che la madre gli aveva fatto ottenere dalla Regina Margherita e un finanziamento che gli era stato concesso a patto di restituzione dallo zio Nicolao Cerù, ricco notaio.
Il punteggio di 8,38 lo ammise a frequentare la classe di Antonio Bazzini al quale successe Amilcare Ponchielli, compositore ammirato per il suo effetto drammatico ("Gioconda", 1876), dal quale apprese il coup de theatre. Si contraddistinse soprattutto nel corso di filosofia e storia della musica tenuto da Amintore Galli, profondo conoscitore del mondo wagneriano e grande specialista della musica francese che suscitò la curiosità del compositore lucchese. Puccini entrò in contatto con i nomi dell'ambiente della scapigliatura come Arrigo Boito, Franco Faccio, Marco Praga: Milano divenne la grande "palestra" per il successo.
La composizione pucciniana (produzione sinfonica e lavori non destinati alla lirica) degli anni milanesi è orientata fondamentalmente ad assolvere i doveri di studente e non ricopre un ruolo importante nella sua carriera artistica. Tra questi spiccherà nel 1883 il "Capriccio Sinfonico", composizione per orchestra presentata quale saggio di diploma del Conservatorio: un autentico successo.
Ponchielli, che da sempre aveva seguito attentamente l'evoluzione artistica dell'allievo, si attivò subito per permettere a Puccini di partecipare al "Concorso Sonzogno per un'opera in un atto" (che, nel 1888, segnò il successo della "Cavalleria Rusticana" di Mascagni) mettendogli a disposizione un libretto realizzato da Ferdinando Fontana (commediante affermato nell'ambiente scapigliato, appassionato delle leggende nordiche, agli esordi come librettista) dal titolo Le Willis. La sua composizione non vincerà il concorso ma, nell'aprile del 1884 Puccini eseguendo Le Villi (così aveva tramutato il nome rispetto all'iniziale), nella versione per pianoforte e canto, nel salotto di Marco Sala, alla presenza dei maggiori critici e musicisti vicini all'ambiente scapigliato, si aggiudicò la prima esecuzione teatrale della sua opera. Fu Boito, mosso da un sincero entusiasmo, a promuovere una colletta per dare all'opera una veste migliore, dopo aver convinto Giulio Ricordi a stampare il libretto.
Il 31 maggio 1884, giorno della prima di "Le Villi" al Teatro Dal Verme di Milano Puccini venne accolto da un clamoroso successo di pubblico e di critica.
"Noi crediamo sinceramente che il Puccini possa essere il compositore che l'Italia aspetta da lungo tempo" scrisse Gramola, giornalista e critico del Corriere della Sera. Lo stesso Marco Sala affermò che "L'opera del Puccini è, a nostro avviso, un piccolo capolavoro da cima a fondo". Fu proprio questo clamore a convincere Giulio Ricordi ad acquistare l'opera e commissionare un altro lavoro sui versi di Fontana.
Il 1884, pertanto, è l'anno in cui l'Italia inserisce un grande nella storia della composizione operistica ed è l'anno dal quale prende il via il fortunato rapporto tra Puccini e Ricordi, fortunato perché grazie ad esso oggi la grandezza di Puccini non trova limiti né di tempo né di spazio.