Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Teatro alla Scala di Milano

Dove si trova: Piazza Scala -20121 Milano - Italia

21 aprile 1889, prima rappresentazione assoluta dell'Edgar (libretto di Ferdinando Fontana dal dramma Le coupe et les lèvres di Musset) nella versione in 4 atti. Franco Faccio diresse l'orchestra in questo primo mezzo fallimento pucciniano. La critica riconobbe i progressi tecnici compiuti dall'autore rispetto all'opera precedente Le Villi, il "Corriere della Sera" lodò l'orchestrazione efficace. Tutto l'estro musicale pucciniano non poteva colmare le atrocità drammatiche e linguistiche utilizzate da Fontana. Fu sopratutto il pubblico che sembrò non accorgersi dei momenti più belli e riusciti. Solo due repliche nel cartellone scaligero e poi l'opera venne ritirata. Ricordi capì l'insuccesso non era imputabile al compositore lucchese e che Puccini, per diventare grande, avrebbe dovuto musicare un soggetto a lui congeniale. Seppe aspettare riuscì a coprire il fallimento, anche finanziario, di quest'opera in attesa di un riscatto del suo "pupillo".

17 febbraio 1904, prima rappresentazione assoluta di Madama Butterfly (libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa dalla tragedia giapponese Madame Butterfly di Belasco tratta dal racconto omonimo di Long e dal romanzo Madame Crysanthème di Loti, musica di Giacomo Puccini) nella versione originale in due atti. Un grande cast artistico (Rosina Storchio, Giovanni Zenatello, Giuseppe De Luca, Giuseppina Ciconia), una preziosa cura dei particolari scenici seguita da Tito Ricordi, figlio di Giulio, la direzione di Cleofonte Campanini: questi i presupposti per fare di Butterfly una grande opera ma, soprattutto, per permettere il successo e il riscatto milanese del giovane Puccini dopo il tonfo dell'Edgar (1889). Ogni sforzo, però, fu vano: la prima milanese fu l'unico, vero, grande insuccesso di tutta la carriera di Giacomo Puccini, tanto da costringere Ricordi a ritirare l'opera dal cartellone subito dopo la prima esecuzione. Puccini riponeva una grande fiducia in quest'opera, fiducia che non venne scoraggiata nemmeno dalla claque ostile che pilotò il tonfo scaligero, frutto dell'acuirsi della grossa rivalità non solo tra musicisti ma soprattutto tra editori (Ricordi vs Sonzogno). La critica accusò Puccini di scarsa originalità per aver ripreso alcuni motivi da Bohème nonché da Manon o da Tosca e lo decretò perdente a paragone con Mascagni che aveva da poco composto un'opera esotica in cui, così come Puccini, aveva impiegato la "tavolozza giapponese", Iris. Puccini non si dette per vinto, spronato da Ricordi, si rimise a lavorare sulla Butterfly per farle spiccare il meritato volo. Dal tonfo di Butterfly il Teatro alla Scala di Milano non inserirà più in cartellone la rappresentazione di alcuna opera prima del vivente Puccini.

25 aprile 1926, prima rappresentazione assoluta di Turandot (libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dalla commedia Turandotte -1762- di Carlo Gozzi. Puccini morì senza completare l'opera che fu terminata, per il duetto e la scena finale del terzo atto, da Franco Alfano). Turandot segna il completamento del processo di maturazione compiuto da Puccini da La Fanciulla del West passando per La Rondine e le drammaturgie sperimentali del Trittico. Turandot era di nuovo un soggetto esotico ma, a differenza di Butterfly in cui l'occidente e l'oriente sono volutamente contrapposti, in quest'opera il clima esotico si salda a quello fiabesco per fare un corpo unico. Giacomo Puccini riuscì con Turandot -come afferma Girardi- a riunire il melodramma italiano alla musica europea sfidando l'alienazione contemporanea, la crisi post bellica e le retoriche patriottiche. Il trionfo della nuova tesi dell'amore vincitore passava attraverso il raggiungimento della piena modernità armonica, evidente anche se l'opera non venne mai completata dal Maestro che fu colpito da un male incurabile alla gola che lo portò alla morte il 26 novembre 1924. La prima scaligera dell'opera fu diretta da Arturo Toscanini: il pubblico ebbe modo di recepire l'opera fin dove lo stesso Puccini l'aveva lasciata. Il successo fu assoluto e anche se oggi ci interroghiamo su quanto Franco Alfano, nel completare la composizione musicale, abbia rispettato le indicazioni del grande Maestro e su quanto abbia concorso a stravolgere o migliorare l'opera stessa, Turandot rimane il grande trionfo della maturità pucciniana, simbolo dell'innovazione musicale dell'opera italiana d'inizio secolo.