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Madama Butterfly

Nagasaki nel 1900: Veduta della città e del porto e Canale Nakajima.
Giulio Ricordi si procurò le foto perché servissero da modello per le scene di Madama Butterfly.
Proprietà Archivio Ricordi Milano. Butterfly: Nagasaki nel 1900 - proprietÓ Archivio Ricordi
Michel Jambon e Alexandre Bailly, Atto II.
Parigi, Opéra Comique, 1906.
Madama Butterfly: interno della casa di Cio-Cio-San.
Proprietà Archivio Ricordi Milano Butterfly: casa di Cio-cio-san - proprietÓ Archivio Ricordi Milano
Giuseppe Palanti, Madama Butterfly (Cio-cio-san), Atto I.
Milano, Teatro alla Scala, 1904
Madama Butterfly.
Proprietà Museo Teatrale alla Scala. Butterfly: Cio-cio-san 1 - proprietÓ Museo Teatrale alla Scala
Giuseppe Palanti, Madama Butterfly (Cio-cio-san), Atto I.
Milano, Teatro alla Scala, 1904.
Madama Butterfly.
Proprietà Museo Teatrale alla Scala. Butterfly: Cio-cio-san 2 - proprietÓ Museo Teatrale alla Scala

Tragedia giapponese in due atti (tre atti nella versione corrente)
libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Fonte: racconto Madame Butterfly di John Luter Long (1898) poi messo in scena nel 1900 al Duke of York di Londra da David Belasco con il dramma omonimo ridotto ad un atto unico.

Prima rappresentazione:Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904

Direttore Cleofonte Campanilini
Scenografo Alfred Hohenstein
Giuseppe De Luca (baritono), nei panni di Sharpless
Giuseppina Giaconia (mezzo soprano), nei panni di Suzuki
Manfredi (mezzo soprano), nei panni di Kate Pinkerton
Gaetano Pini-Corsi (tenore), nei panni di Goro
Rosina Storchio (soprano), nei panni di Cio-cio-san
Giovanni Zenatello (tenore), nei panni di F.B. Pinkerton


Madama Butterfly (II versione: in tre atti)
Prima rappresentazione: Brescia, Teatro Grande, 28 maggio 1904
Salomea Krusceninshki prende il posto di Rosina Storchio nei panni di Butterfly e Bellatti sostituisce De Luca in Sharpless

Madama Butterfly (rivisitazione della versione in tre atti)
Prima rappresentazione: Londra, Royal Opera House Covent Garden, 10 luglio 1905.
Il cast d'eccezione con interpreti del calibro di Emmy Destinn, Enrico Caruso, Antonio Scotti.

Madama Butterfly (versione corrente in 3 atti)
Parigi, Opera Comique, 28 dicembre 1906
M.me Carré, moglie del Direttore del Teatro, nei panni di Madama Butterfly.

Personaggi:

Madama Butterfly (Cio-cio-san), soprano
Suzuki, servente di Cio-cio-san, mezzo soprano
Kate Pinkerton, mezzo soprano
F.B. Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, tenore
Sharpless, console degli Stati Uniti a Nagasaki, baritono
Goro, nakodo, tenore
il principe Yamadori, tenore
lo zio Bonzo, basso
Yakusidé, basso
il commissario imperiale, basso
l'ufficiale del registro, basso
la madre di Cio-cio-san, mezzo soprano
la zia, soprano
la cugina, soprano
Dolore, parenti, amici e amiche di Cio-cio-san, servi

TRAMA

Siamo a Nagasaki. Puccini incentra tutta l'opera sulla protagonista, Cio-cio-san (Butterfly), una fragile e ingenua geisha-bambina di appena quindici anni che viene data in sposa, al prezzo di cento yen e secondo la legge giapponese (durata per 999 anni con facoltà di recesso ogni mese), a un tenente della marina americana, F.B.Pinkerton. Cio-cio-san appartiene a una famiglia benestante che, cadendo in rovina, non le lascia altra speranza che fare la geisha. Cio-cio-san è felicissima ed è disposta a tutto per il suo amore Pinkerton: prima rinnega il suo credo religioso in favore di quello del suo sposo (atto che non viene in alcun modo accettato dai suoi familiari che non capiscono la potenza dell'amore di questa fanciulla e arrivano persino a maledirla) poi rifiuta il sincero amore del ricco principe Yamadori nella speranza che il suo Pinkerton ritorni a casa nonostante l'assenza di tre anni. Butterfly non capisce che Pinkerton, al quale ha dato un figlio che non ha mai conosciuto suo padre, non tornerà. Ecco l'inganno: tutti i personaggi intorno a Butterfly, tranne la protagonista, sono coscienti della falsa promessa di matrimonio. A questo punto qualunque sacrificio è vano: Pinkerton, saputo dal console Sharpless del figlio avuto da Butterfly, torna a Nagasaki in compagnia della moglie americana Kate. Cio-cio-san è in trepidante attesa, avendo passato tutta la notte a spiare l'arrivo del suo amato; Pinkerton non regge il confronto con la piccola finta-moglie illusa. Butterfly capisce tutto incontrando Kate la quale si mostra disposta a prendersi cura del bambino e a provvedere per il futuro della piccola geisha illusa. Ecco che si compie l'ultimo sacrificio: Butterfly si toglie la vita per la delusione della perdita di un marito che aveva tanto amato e atteso e per la "necessaria" perdita del figlio, nei cui occhi aveva sempre visto la gioia della libertà.
Puccini fu ispirato dalla messa in scena del dramma "Madame Butterfly" di DAVID BELASCO, nata dal racconto "Madame Butterfly" di JOHN LUTHER LONG (1898), avvocato nato il 01/01/1861 ad Hanover in Pennsylvania. Long basò il racconto sulla storia di sua sorella, Sig.ra Correll, che era stata in Giappone con suo marito. Long incaricò David Belasco, produttore, scrittore e manager teatrale americano nato a San Francisco ed esponente del realismo scenico, di trasformare il racconto in una rappresentazione teatrale (messa in scena nel 1900). Giacomo Puccini aveva assistito alla rappresentazione del dramma di Belasco nell'estate 1900 al Duke of York di Londra, dove si trovava per curare la prima rappresentazione in inglese di Tosca. Puccini non conosceva una parola d'inglese ma fu attratto dal pathos del dramma di amore e morte, dall'atmosfera orientale. Rientrato a Milano decise di mettersi subito al lavoro. Il 1 Aprile 1901 Belasco cedette a Puccini il diritto di musicare la sua rappresentazione: Puccini affidò l'elaborazione del libretto a Illica, con il compito di definire scene e dialoghi, e Giacosa a cui spettava il compito di versificare la scena. Illica e Giacosa baseranno il loro lavoro sul romanzo popolare "Madame Chrysanthème" (1887) di Pierre Loti. La "Madama Butterfly" venne ultimata il 27 Dicembre 1903, dopo una lunga pausa a cui fu costretto lo stesso Puccini a causa di un grave incidente automobilistico (febbraio 1903) che lo vide costretto a una lunga convalescenza a causa del diabete. La prima dell'opera, nella versione originale in due atti (la cui trama originale è presentata di seguito), andò in scena alla Scala il 17 Febbraio 1904 con un cast artistico d'eccezione tra cui Rosina Storchio (Butterfly), Giovanni Zanatello (Pinkerton), Giuseppe De Luca (Sharpless), Giuseppina Cicoria (Suzuki) con la direzione del Maestro Cleofonte Campanini. L'allestimento scenico e i costumi erano stati curati da Tito Ricordi (figlio di Giulio) e dall'affermato scenografo Alfred Hohenstein. Fu un vero e proprio disastro di critica e di pubblico: il primo fiasco di Puccini, un "vero linciaggio" come disse lui stesso, che possiamo probabilmente ricondurre a Edoardo Sonzogno, editore rivale di Ricordi, che era stato messo al palo dalla Scala nel 1899 per le sue scelte deficitarie. Nel periodo in cui Puccini componeva la Butterfly, Sonzogno usciva con "Siberia" di Giordano che riscosse successo di pubblico e critica, motivo per il quale Sonzogno non poteva permettersi di essere eclissato dall'ennesimo trionfo di Puccini: "di tutte le critiche sfavorevoli che accolsero Madama Buttefly, la più sferzante fu quella di , di proprietà di Edoardo Sonzogno". La divisione del secondo atto e l'aggiunta dell'aria per Pinkerton "Addio fiorito asil" portarono Puccini al successo della Butterfly al Teatro di Brescia il 28 Maggio con lo stesso cast della prima scaligera e a soli tre mesi di distanza. La Butterfly è "l'opera più sentita e più suggestiva ch'io abbia concepito", afferma Puccini. Ma è anche la più moderna grazie al vocabolario musicale arricchito (Puccini introduce le scale pentatoniche giapponesi e l'armonia per toni interi per trasmettere emozioni negative) e a una nuova flessibilità dovuta alla scelta di non persistere nell'associazione fissa dei temi centrali, tipica, invece, delle opere precedenti. Dal palco del Grande di Brescia la "farfallina d'oriente" spiccherà definitivamente il volo verso il successo internazionale e senza tempo.

LA VICENDA NEI DUE ATTI ORIGINALI (tratto dal Programma di Sala, Madama Butterfly Il centenario 1904-2004, Teatro del Giglio di Lucca, pagg.77-80)

ATTO PRIMO
Una casa con giardino sulla collina di Nagasaki

Benjamin Franklin Pinkerton, tenente della marina degli Stati Uniti, accompagnato da Goro, sensale di matrimoni, visita divertito la casa che ha appena acquistato: sta per sposare una giovanissima geisha, Cio-Cio-San, procuratagli appunto da Goro. Giunge intanto Sharpless, Console americano, al quale Pinkerton espone, conversando amabilmente davanti ad un bicchiere di whisky, la sua cinica filosofia di "yankee" che vuol godersi la vita, sprezzante e incurante dei sentimenti altrui: s'è invaghito delle ingenue grazie di Cio-Cio-San e intende sposarla secondo il rito giapponese, per novecentonovantanove anni, salvo a prosciogliersi ogni mese. Sharpless gli fa un garbato rimprovero, lo invita a riflettere, ma alla fine alza il bicchiere con Pinkerton che brinda al giorno in cui si sposerà con una vera sposa americana.
Dal sentiero che si inerpica sulla collina giunge Cio-Cio-San col corteo nuziale. Il console le rivolge qualche domanda, Cio-Cio-San dice di essere nata a Nagasaki da famiglia un tempo assai prospera, poi finita in miseria, motivo per cui è stata costretta a fare la geisha. Vive sola, con la mamma e quando gli viene chiesto del padre si rabbuia rispondendo soltanto che è morto.
Il tono di Butterfly cambia quando le viene chiesta l'età, si diverte fanciullescamente a farla indovinare, poi dichiara maliziosa i suoi 15 anni. "L'età dei giochi", commenta Sharpless con tono severo verso Pinkerton. Giungono la madre e gli altri parenti per la cerimonia, e Pinkerton, osservandoli insieme al console, fa i suoi commenti sarcastici. Sharpless lo esorta ancora a pensarci bene prima di affrontare il matrimonio: "Badate, ella ci crede!"
Intanto, presentati i parenti, Butterfly trae in disparte Pinkerton per mostrargli alcuni oggetti che ha portato con sé in dote: dei fazzoletti, una pipa, una cintura, uno specchio, un ventaglio, un vaso di tintura per il trucco tradizionale. Mostra, infine, un astuccio lungo e stretto, ma alla richiesta di Pinkerton di vedere cosa contiene, essa lo ripone in tutta fretta, dicendo che c'è troppa gente intorno. Si avvicina Goro e spiega sottovoce che si tratta della lama con cui il padre si è suicidato su ‘invito' dell'Imperatore.
In attesa dell'inizio della cerimonia, Cio-Cio-San confessa a Pinkerton, a dimostrazione della sua devozione, di essere salita il giorno prima alla Missione per rinnegare la sua fede e farsi cristiana. Si celebrano finalmente le nozze, il console e i funzionari se ne vanno, mentre tutto il parentado si trattiene per festeggiare. Pinkerton cerca di affrettare il brindisi in modo da sbarazzarsene al più presto, impaziente di trovarsi solo con Butterfly. S'ode di lontano la voce terribile dello Zio Bonzo, che irrompe furibondo, avendo scoperto che Cio-Cio-San ha rinnegato la fede degli avi. Il Bonzo, cacciato da Pinkerton, la maledice rinnegandola a sua volta, e s'allontana seguito dai parenti.
Il pianto di Butterfly viene placato dalle ardenti parole di Pinkerton, infiammato dal desiderio, mentre scende la notte. L'ingenua fanciulla risponde teneramente alle appassionate parole del marito che, stringendola in un abbraccio, lentamente, la conduce all'interno della casa.

ATTO SECONDO
L'interno della casa di Butterfly

La fedele Suzuki prega davanti alla statua di Budda perché Cio-Cio-San non pianga più. Da tre anni, infatti, la poverina aspetta il ritorno di Pinkerton, partito per gli Stati Uniti con la promessa di ritornare a primavera, nella stagione in cui i pettirossi fanno il nido. Ella spera ancora, nonostante i dubbi di Suzuki, che un bel giorno spunterà all'orizzonte la nave di Pinkerton e il suo sposo salirà la collina chiamandola con gli affettuosi vezzeggiativi di un tempo. Sopraggiunge Goro con Sharpless, il quale ha ricevuto una lettera da Pinkerton con un messaggio per Cio-Cio-San. Ella è raggiante di gioia e dà il benvenuto al console. Sharpless non ha il coraggio di comunicarle che Pinkerton si è risposato in America e che verrà presto a Nagasaki con la sua nuova sposa. Butterfly, d'altra parte, sembra quasi voler ritardare le lettura della lettera con domande d'un patetico candore: quando rifanno il nido i pettirossi in America? Goro, in disparte, fa commenti sarcastici. Cio-Cio-San informa il console di come il sensale insista per trovarle un nuovo marito. Uno dei pretendenti è il ricco Yamadori, che giunge poco dopo in gran pompa accompagnato dai suoi servi, ricevuto da Butterfly con scherzosa impertinenza: per quante promesse le faccia di esserle eternamente fedele e per quanto Goro ne celebri le ricchezze, Cio-Cio-San non vuole saperne, orgogliosa nella sua tenace convinzione di essere ancora sposata con Pinkerton, anche secondo la legge americana.
Uscito Yamadori, Sharpless comincia con imbarazzo a leggere la lettera di Pinkerton, continuamente interrotto da Butterfly che interpreta ogni parola alla luce della sua illusione. Quando il console giunge alla frase "A voi mi raccomando, perché vogliate con circospezione prepararla...", Butterfly si alza ansiosa e felice credendo che alluda al ritorno del marito. Il console piega la lettera e la ripone in tasca. Quindi cerca di farle capire la verità in altro modo: "Che fareste [...] s'ei non dovesse ritornar più mai?". Cio-Cio-San s'arresta, immobile, e risponde sommessa che le alternative sono due: tornare a fare la geisha o morire.
Sharpless è vivamente commosso e con tenerezza paterna, cercando di toglierle l'ultima illusione, la esorta a pensare a se stessa, al suo futuro, sposando il ricco Yamadori. Offesa, Butterfly chiama Suzuki e le chiede di accompagnare alla porta il console. Poi all'improvviso corre nella stanza accanto e ritorna trionfante con un bambino in braccio: se Pinkerton l'ha scordata, potrà scordare anche suo figlio? Il console, profondamente turbato, promette che informerà Pinkerton dell'esistenza del bambino ed esce.
Subito dopo entra furente Suzuki che trascina Goro: il "rospo maledetto" va in giro raccontando a tutti che nessuno sa chi sia il padre del bambino. Butterfly, fuori di sé, corre al reliquiario, prende il coltello, afferra Goro per la gola e minaccia di ucciderlo, ma in quel momento un colpo di cannone annuncia l'entrata in porto di una nave. Cio-Cio-San si precipita fuori e, con un cannocchiale, cerca di individuare la bandiera della nave, quindi, esultante ne grida il nome: "Abramo Lincoln!". La sua gioia è immensa, irride ai dubbi di tutti, esalta la sua certezza e l'amore che trionfa. Ordina a Suzuki di cogliere tutti i fiori del giardino per adornare la casa e ricevere degnamente lo sposo. Le due donne cospargono tutto con i fiori raccolti, poi, dopo aver indossato l'abito da sposa, Cio-Cio-San si accoccola con Suzuki e il bambino davanti allo shosi in attesa dell'arrivo di Pinkerton.
A poco a poco la notte si dilegua, giunge l'alba, s'odono di lontano voci di pescatori. Butterfly, che ha vegliato tutta la notte, si lascia convincere da Suzuki ad andare a riposare un poco, col bambino, con la promessa che verrà svegliata all'arrivo del marito. Pinkerton si presenta subito dopo, in compagnia di Sharpless e di Kate, la moglie americana, che resta ad aspettarlo in giardino. Informato dal console del figlio che Butterfly gli ha dato, è infatti salito alla casa sulla collina per convincerla ad affidargli il piccolo. Quando apprende da Suzuki come Butterfly lo abbia atteso in quei tre anni, si allontana col cuore gonfio di rimorso, mentre Kate e il console attendono nel giardino che Cio-Cio-San si svegli e che Suzuki la prepari alla tragica verità.
Butterfly si desta, chiama Suzuki, entra sollecita nella stanza, vede il console e pensa in grande agitazione di trovare anche Pinkerton, magari nascosto per farle una sorpresa: scorge invece Kate, sulla terrazza, ed è colta da un brutto presentimento. Interroga Suzuki su Pinkerton mentre fissa Kate, quasi affascinata e finalmente comprende chi è. Kate allora si avvicina e, chiedendole perdono per il male che inconsapevolmente le ha fatto, si mostra amorevolmente disposta ad avere cura del bambino e a provvedere al suo avvenire. Butterfly risponde che consegnerà il piccolo soltanto a "lui", se avrà il coraggio di presentarsi mezz'ora dopo. Poi li congeda.
Rimasta sola crolla a terra. Ordina a Suzuki di chiudere le imposte e di ritirarsi nell'altra stanza col bambino. Suzuki, che intuisce le intenzioni della padrona, vorrebbe restare, ma Cio-Cio-San, risolutamente, la spinge fuori. Poi toglie da uno stipo un gran velo bianco che s'avvolge intorno al collo, estrae dall'astuccio di lacca il coltello di suo padre e legge con solennità le parole incise sulla lama "Con onor muore chi non può serbar vita con onore". Sta per compiere harakiri, quando all'improvviso Suzuki spinge nella stanza il bambino. Butterfly lascia cadere il coltello, si precipita verso il piccolo, lo abbraccia soffocandolo di baci e, dopo avergli rivolto uno straziante addio, gli benda gli occhi e lo fa sedere, mettendogli in mano una bandierina americana. Quindi raccoglie il coltello, si ritira dietro il paravento e si uccide. Nello stesso istante, invocandola da lontano, accorre nella stanza Pinkerton, che s'inginocchia singhiozzante sul suo corpo.

L'INCOMPIUTA BUTTERFLY

Giacomo Puccini aveva già consacrato sé stesso all'Opera internazionale con successi come Manon Lescaut, La Bohéme. Uscito dall'ultimo trionfale successo romano di Tosca (1900), il compositore aveva lavorato su svariati progetti con un unico chiodo fisso: stupire il pubblico, lasciarlo sbalordito e in lacrime a seguire fino all'ultima toccante nota. L'alchimia giusta per raggiungere il traguardo prefissato Puccini la trova nel dramma di Long: la storia della giapponesina sedotta, abbandonata e suicida era una vicenda umana che gli consentiva di esplicare tutta la sua capacità di commuovere, di esercitare quel "ricatto dei sentimenti" al quale le platee di tutto il mondo, ieri come oggi, difficilmente riescono a sottrarsi. A favore di Cio-Cio-San giocava anche il fatto che si trattasse di una storia e di un personaggio che già aveva superato l'impatto e il confronto con la critica del palcoscenico internazionale (il romanzo di Long era stato ridotto a un atto e messo in scena con successo dall'americano David Belasco) pertanto la musicalità di Puccini avrebbe senza dubbio amplificato l'effetto suggestivo della già felice e apprezzata trama. Ma questo non fu l'unico elemento di attrazione per Puccini. Egli fu affascinato anche dalla cornice orientale della storia. Gli inizi culturali del nuovo secolo, infatti, sono segnati da uno spiccato esotismo anche in virtù delle pressioni politiche esercitate dal Giappone per emergere alla ribalta internazionale, pressioni che si concretizzeranno nel 1905 con la guerra russo-giapponese. Le suppellettili, i paraventi laccati, gli acquerelli e alcuni vocaboli nipponici (ikebana, harakiri, kimono, obi) cominciavano ad entrare nelle case della borghesia europea e ad influenzare l'Art Nouveau. Anche Puccini fu attratto a punto tale che si documentò sulle musiche, sugli strumenti giapponesi inserendo nel proprio capolavoro un'ampia selezione di temi autentici grazie anche ai suggerimenti recepiti dalla moglie dell'ambasciatore giapponese e dalla celebre attrice Sada Jacco.
Dieter Schickling nel suo saggio "Madama Butterfly, l'incompiuta" sostiene che Puccini, nel definire il contenuto della sua Butterfly, non fosse interessato né a seguire la moda dell'esotismo né a conferire un connotato politico al suo lavoro in virtù dell'impegno colonialistico dell'Italia nel Nord Africa ed in Abissinia. Puccini voleva soltanto "una storia molto toccante che potesse commuovere il pubblico". Proprio nella ricerca di tale connotazione dobbiamo ricercare la motivazione del fermento, anche epistolare, che caratterizzò i rapporti tra Puccini, Illica, Giacosa e Ricordi in fase di stesura del libretto e di composizione dell'opera. La tendenza all'esotismo, comunque, e lo studio naturalistico puntiglioso del compositore produsse un vero e proprio strumento innovativo nello scenario musicale: innovativo nella musica attraverso l'utilizzo di modelli musicali orientali quali la scala pentatonica esatonale che permise l'evasione dall'abituale sistema europeo delle tonalità maggiori e minori; innovativo nella drammaturgia attraverso l'uso di soli due atti di proporzioni inusuali per l'epoca (un'ora il primo atto, un'ora e mezzo il secondo, a metà del quale, per quasi un quarto d'ora, nessun solista cantava, mentre sulla scena la Butterfly aspettava il suo amato accompagnata da un coro non visibile e dall'orchestra). L'esotismo di Puccini pertanto, secondo Budden, non fu di maniera come quello di Mascagni che, in "Iris", aveva rappresentato l'ambiente giapponese semplicemente con l'uso casuale di strumenti giapponesi, né fu generico e limitato all'utilizzo di accordi vuoti, bassi monotoni e ritmi pulsanti per evocare l'ambientazione orientale. L'esotismo di Puccini fu penetrante, autentico e arricchì sensibilmente lo spessore musicale del compositore.
Mosco Carner va oltre l'esotismo e la tecnica musicale cercando di dare una spiegazione psicanalitica della ricorrenza, nelle opere di Puccini, del tema "dell'amore come colpa tragica, da punire con la morte" impersonato in una figura femminile "caratterizzata da un amore sincero e senza freni". Secondo Carner la Butterfly è la "sola eroina di Puccini che sia vista come un personaggio in sviluppo secondo una linea continua e coerente": dall'ingenuità fiduciosa che confida nell'amore puro, all'amara consapevolezza dell'inganno subito. A differenza di Carner altri rivedono nel dramma di Puccini il contrasto tra culture diverse (quella occidentale e quella orientale): Cio-cio-san è vittima del sadismo, del cinismo, della superficialità e del senso di superiorità della cultura occidentale. Se da una parte l'unico vero intento dei librettisti e di Puccini era quello di lasciare separato il mondo occidentale di Pinkerton e Sharpless da quello orientale di Butterfly, è anche vero che rimarcarono alcuni tratti comici ripresi dall'opera di Loti per dipingere il goffo tentativo di Butterfly di piegarsi all'uso ed alla cultura dominante occidentale. Secondo Arthur Gross ("Madama Butterfly tra commedia e tragedia"), la versione di Illica tratta la parte di Cio-cio-san in modo comico nei suoi svariati e infruttuosi tentativi di costruirsi un'identità occidentale e assimilare usi e costumi occidentali, che evidenzia il conflitto culturale Ovest-Est: la stessa Cio-cio-san più volte esorta i suoi interlocutori a chiamarla Madama Pinkerton anziché Madama Butterfly nel tentativo di essere riconosciuta come la "moglie americana" ma poi in casa non ha mobilia occidentale e lo stesso Puccini accompagna la sua presenza scenica con arie orientaleggianti. La revisione di Giacosa richiede alla protagonista l'intensità e la complessità emotiva tipica di un'eroina dell'opera occidentale. È nel concetto di "mosca prigioniera", con il quale sono definite le ali del cuore della Butterfly in procinto di morte, che si esprime la tragedia della protagonista: "Cio-cio-san esiste in una terra di nessuno, letteralmente in uno spazio internazionale fra Est e Ovest; è definita come essenzialmente giapponese, ma è anche privata di un'identità etnica dall'ostracismo dei parenti; figura insieme comica e patetica, Cio-cio-san desidera costruirsi un'identità americana come Signora Pinkerton, ma resta incapace di raggiungere questa meta illusoria". Le grida di rimorso di Pinkerton alla vista di Butterfly morta che chiudono l'opera, ricollegano la tragedia della protagonista all'inganno e all'illusione iniziale della commedia. Groos tenta anche di spiegare il fiasco della prima rappresentazione scaligera dando come motivazione questa ambiguità del genere (una tragedia nella commedia): nella prima stesura, infatti, i giapponesi erano ridicoli e spinti fino al grottesco, gli americani erano cinici e leggeri segnando in questo modo un'incomprensione biunivoca tra civiltà. Il fiasco della prima scaligera spinse Puccini, che credeva fermamente nelle potenzialità della sua creazione, a riprendere in mano l'opera: i cambiamenti apportati, ossia fondamentalmente la divisione in due parti del secondo atto, rilevano che sia Puccini che i due librettisti e lo stesso Ricordi pensassero che il problema sostanziale dell'insuccesso fosse riconducibile non al contenuto e all'audacia musicale dell'opera quanto alla lunghezza dei due atti. Ma Puccini non mancò anche di eliminare alcuni elementi orientaleggianti diluendo i caratteri antagonisti dei protagonisti: la versione attuale, infatti, vede i giapponesi dipinti con toni più dignitosi e gli americani sono i primi responsabili del fraintendimento delle regole di una cultura diversa (il console americano, Sharpless, è dipinto come il personaggio di una nazione imperialista che, approfittando della situazione per trarne privilegi, corrompe per necessità i costumi locali). Nella conclusione Puccini cambiò anche la melodia rendendola più drammatica e assegnò un ruolo diverso alle due donne sulla scena dando una visione più simbolista del dramma: Kate passa dall'essere la giustiziera nel compimento della tragedia (ruolo che nella revisione è affidato al console Sharpless), all'essere il fantasma delle ossessioni private di Cio-cio-san senza una precisa identità musicale. Nonostante il successo della seconda messa in scena a Brescia (28 maggio 1904), le preoccupazioni di Puccini sulla struttura dell'opera non sembrarono finire: iniziarono una serie di sperimentazioni di revisione, di tagli improvvisati nelle prove sceniche ("sapeva di aver creato un'opera di inaudita modernità, ma non era sicuro di aver già trovato la forma corrispondente alle sue elevate pretese"). È per questo che oggi abbiamo ben tre stesure principali di Butterfly (Milano 1904, Brescia 1904, Parigi-New York 1906-1907), una serie di rappresentazioni intermedie tra Brescia e Parigi e una stesura del tardo Puccini risalente alla rappresentazione al Teatro Carcano di Milano nel 1920. "Questo significa che non esiste alcuna versione di Madama Butterfly che si possa designare come definitiva e autentica", ecco perché Schickling parla di opera incompiuta in quanto Puccini ha lasciato ai suoi interpreti la libertà e l'arduo compito di scegliere il materiale disponibile per portare a termine, a ogni rappresentazione, l'incompiuta Butterfly.

Alcune arie da Madama Butterfly

  • Ovunque al mondo (romanza di Pinkerton, atto I)
  • Bimba dagli occhi pieni di malia (duetto tra Butterfly e Pinkerton, atto I)
  • Viene la sera ....Vogliatemi bene (Butterfly, atto I)
  • Coro a bocca chiusa (atto II)
  • Tutti i fior? (duetto Butterfly e Suzuki, atto II)
  • Un bel dì vedremo (romanza di Butterfly, atto II)
  • Intermezzo sinfonico (fra gli atti secondo e terzo)
  • Addio Fiorito Asil (Pinkerton, atto III)
  • Con onore muore...Tu, tu, tu piccolo Iddio! (Butterfly, atto III)
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