Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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Il primo autentico successo teatrale

“E’ questa l’unica opera che non mi abbia mai dato amarezze”

Dopo il tonfo dell'Edgar, Puccini cominciò subito a lavorare a "Manon Lescaut", dal romanzo di Prevost "Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut" del 1731. Era attratto dal tema del romanzo ossia lo scontro inesorabile tra vizio e virtù, dominato da una forte passione romantica. Si isolò nella città ticinese di Vacallo e cominciò a lavorare. La collaborazione con Illica e Giacosa non era ancora definita e i librettisti designati per la Manon furono l'autore drammatico Marco Praga, che avrebbe dovuto definire lo schema, e il poeta Domenico Oliva, con il compito di verseggiare. Praga ben presto abbandonò l'impresa per le continue pressioni e richieste di modifiche che Puccini imponeva. Fu Ricordi a invitare prima Giacosa e infine Illica affinché rivedessero i punti dell'opera ritenuti deboli. Sarà questa fortunosa occasione ad evidenziare quanto Illica e Giacosa fossero il tassello mancante per permettere a Puccini di diventare il Grande Compositore. La Manon è l'opera attraverso cui Puccini acquisisce il suo inconfondibile stile: fa della musica lo strumento simbolico per identificare le evoluzioni del dramma, le sensazioni e il divenire della forza dei protagonisti. La musica non è più semplice narrazione, la musica è la scena, la melodia è l'espressione dei suoi passionali soggetti travolti dagli istinti più elementari quali l'odio, l'amore, il tradimento, la morte.
Sarà il Teatro Regio di Torino a ospitare, nel gennaio 1893, la prima di Manon Lescaut di Giacomo Puccini sotto la direzione del Maestro Alessandro Pomè. Saranno la platea torinese e la critica, incuriosita più dalla suspance creata da Ricordi attorno al nuovo titolo di Puccini che dal "Puccini dell'Edgar", a decretare il primo vero successo teatrale del musicista.

Così un cronista milanese racconta la serata del Regio:
"Da pochi istanti Manon Lescaut ha emesso il suo ultimo grido ineffabile, straziante. La tela è appena calata, e Puccini e i suoi interpreti sono rientrati nel buio del palcoscenico dopo aver affrontata la luce della ribalta ove li hanno chiamati non le voci, ma le grida di un immenso pubblico trasportato, entusiasta. L'eco delle ultime note dell'orchestra, epilogo del dramma passionale, umano, si è ormai perduta, ed io sono qui, confuso, intontito, sbalordito, e ciò che più importa profondamente commosso: commosso fino alle lagrime. E non sono il solo. Con me ha pianto il pubblico, e confessano d'aver pianto critici musicali torinesi, conosciuti per il loro riserbo e la loro freddezza. Domattina lo confesseranno essi stessi nel loro giornale".

Inizia la carriera di Giacomo Puccini, il grande compositore.